domenica

Non accompagnate mai gli studenti nelle trasmissioni televisive.





Piccola cronaca di una pura finzione.
Siccome in Italia la prudenza non è mai troppa, sono costretto a rivelare a
tutti i miei lettori che questa è una storia di pura fantasia. Capito? Pura invenzione, per cui ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è assolutamente casuale.
Una collega mi invita ad accompagnare due classi in un noto programma televisivo, trasmesso da un'importante emittente nazionale. Il format presume di possedere un taglio culturale. In realtà, come sa bene chi ha un po' di mestiere, si tratta delle solite marchette ai grandi editori, corredate di un pubblico composto da studenti delle scuole, cui si chiede di porre domande agli autori dei libri, ospiti della trasmissione. Riluttante ho accettato, ma corre ora il dovere di raccontare ciò che ho visto.
Prima considerazione: gli editori i cui libri vengono presentati, e che si giovano di avere un pubblico così giovane e interessato ai propri prodotti, potrebbero almeno fare lo sforzo economico (pari in termini reali a circa 6-7 euro totali, non credo di più) di inviare qualche tempo prima alla classe scolastica individuata una quindicina di copie del capolavoro proposto. Invece niente. Almeno una copia per l'insegnante che dovrebbe presentare l'occasione agli allievi? Neanche. Il poveretto è costretto a spendere di tasca propria quei venti euro per volumi che nove volte su dieci sono meri scritti d'occasione.
Senza una vera lettura dell'opera, come si sa, non è semplice porre delle domande all'autore. E il tempo a disposizione non è proprio congruo per i ritmi da lettore di uno studente medio. Per questa ragione, una mezz'oretta prima dell'inizio del programma, veniamo raggiunti prontamente da una solida ed esperta preparatrice, che tra una sollecitazione e l'altra, cerca di assegnare agli studenti le domande che a lei - avendo in mente la scaletta della trasmissione, le foto proiettate e gli RVM trasmessi - paiono più coerenti con la programmazione. Si sa come sono gli studenti, inizialmente sono titubanti ad esprimersi, bisogna prima un po' entrare in discussione per far emergere i contenuti. Ma in TV non c'è tempo, le domande vanno formulate e introiettate, o va tutto a rotoli. Se tutto procede bene, la solerte trainer annota le domande selezionate, chiede ai giovani disorientati di impararle a memoria e se ne va.
Comincia la diretta. E' bene precisare che l'autorevole conduttrice, apparentemente così amorevole nei confronti di quelli che durante la trasmissione non indugia a chiamare con termine ormai diventatomi odioso "i ragazzi", non degna di uno sguardo i suoi ospiti, né gli insegnanti accompagnatori. Manco a dire "buongiorno", "grazie di essere qui". Niente. Nemmeno a fine trasmissione. Anzi, si consente l'insolente e irritata insinuazione nei confronti di una studentessa che si era permessa di lasciar trasparire, a suo dire, un'occhiatina sul foglietto su cui era stata praticamente costretta a trascrivere una domanda non sua e arrangiata in due minuti. 

Non crediate poi che si possa chiedere qualunque cosa agli autori dei libri presentati. I pericolosi quesiti vengono prima vagliati dalla conduttrice (doppio controllo, dunque), e poi accolti. Fatto sta che una mia allieva ha modificato leggermente la formulazione del proprio interrogativo citando la Critica della ragion pratica di Kant. In modo imprevisto l'ospite, un po' spiazzato, stava finalmente fornendo una risposta di qualche interesse teorico, quando - essendosi fatto il discorso troppo complesso per il pubblico dell'ora di pranzo, o per i lettori della domenica - la conduttrice ha amabilmente interrotto il ragionamento con domande più amene e a portata di pubblico. Gli studenti, nella loro ingenua ammirazione per la TV, hanno salvato la faccia all'organizzazione andando a chiedere autografi o a scattare foto ricordo. Altrimenti, sua maestà il Personaggio Pubblico mai e poi mai avrebbe azzardato un saluto, secondo me.
Nello studio accanto andava in onda un noto programma di padelle e fornelli, pieno di persone di mezza età assoldate come figuranti. Che differenza tra i due format? Perché l'ipocrita coinvolgimento delle classi scolastiche in una trasmissione televisiva, quando poi - diciamola tutta - gli studenti sono trattati semplicemente come figuranti, per meglio compiere quello che è, nei fatti, un banale spot pubblicitario per un libretto? 
Nonostante questa storia sia del tutto inventata (ribadisco: del tutto inventata), sento il dovere di fare un appello a tutti gli insegnanti: non portateceli più i vostri allievi, considerateli kantianamente come fine, e non semplicemente come mezzo.




9 commenti:

  1. n.4108:45

    Per la verità io sono sempre stata tentata di portarli, poi però ho una reticenza mia propria a rischiare le uscite in un posto che non controllo. Lo scopo sarebbe proprio quello che hai detto tu... prendere atto che "il mezzo è messaggio", preparare prima i "ragazzi" ad aspettarsi quel mondo, criticarlo, analizzarlo al ritorno in aula: ottenere la desacralizzazione del mezzo televisivo che tanto farebbe bene alle loro menti. Vale

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  2. Infatti questa è stata l'unica lezione che sono riuscito a ricavarne. Almeno a qualcosa può essere utile... grazie per il commento

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  4. Anonimo11:08

    Esperienza interessante, peccato che non sia vera.
    Io non ci troverei niente di male se a fronte di un reale accaduto si facesse una pubblica denuncia/ provocazione con tanto di nomi, titoli e quant'altro.

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  5. tu no, e nemmeno io, ma nel nostro paese non la pensiamo tutti così. Non siamo tanto kantiani da venerare la libertà d'opinione. Abbiamo la querela facile

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  6. Carissimo Carlo, tu sostieni essere la tua una storia inventata. Mi pare sia, come suol dirsi, un buttrasi con "le mani in avanti". Poiché d'inventato la tua storia non ha nulla. E' una rappresentazione veritiera dello stato comatoso della scuola e del bel paese nel suo comoplesso. E' che la tua storia ha stuzzicato in me antichi ricordi scolatici. Quand'ero anch'io un insegnate. Ne ho scritto al capitolo trentesimo - pag. 140 - del mio lavoro editoriale "I Professori" che conosci. Te ne trascrivo qualcosa: "(...). Aggiungo di personale, non essendomi sottratto neanche io a questo dovere di servizio, una semplicissima e deludente esperienza. Si viaggiava verso una certa località del Bel Paese e si trascorreva il tempo lunghissimo dei trasferimenti in pullman osservando il vario paesaggio, nell’assordante gracchiare dello stereo del mezzo di trasporto. Orbene, all’altezza di una certa località il collega accompagnatore ufficiale non trovava di meglio, per attrarre l’attenzione dei forsennati minorenni partecipanti, che indicare loro non tanto il tale monumento, il tale rudere impregnato di storia e di ricordi, ma uno squallidissimo stadio di calcio della oramai vicina città. Confesso con un pizzico di vergogna, ed oggi di completo smarrimento credo, che quella fu di certo l’occasione unica per catturare l’attenzione dei giovani partecipanti in tutt’altre faccende affaccendati, avendo in precedenza ignorato essi quanto di artistico, storico ed imperdibile era stato loro offerto nel corso dell’inutile “ viaggio d’istruzione “, che tale è per norma denominata la tanto sconveniente attività". La "mediatizzazione" - un brutto neologismo? - del bel paese è andata di pari passo, o addirittura ha preceduto, quella della scuola, ché la cosa non poteva andare altrimenti. Saluti carissimi. aldoettore

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  7. Caro Aldo, grazie. Preferisco non dire molto sul fattore dell'invenzione. Diciamo che la mia è una misura prudenziale. I blog in Italia non vengono lasciati in pace. Piuttosto lascio al lettore il gusto di capire quanto ci sia di vero, e soprattutto - a me pare molto intuitivo - di quale trasmissione si tratti. Un saluto, cs

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  8. Queste cose si commentano da sole professore, sicuramente la tv è un efficace mezzo di intrattenimento , ma se si vuole cultura,e parlo di vera cultura non di programmini che si spacciano per culturali con due o tre nozioni base , se si vuole realtà invece che finzione sicuramente è il posto sbagliato , meglio un buon libro.

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  9. Caro Stefano, sono d'accordo con te. Grazie del commento. Anzi, aggiungerei, nel caso da me narrato alla TV non è mancata solo la cultura, ma anche la buona educazione.
    Ciao

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