domenica

Il nuovo possibile di Pier Paolo Segneri





Pier Paolo Segneri è un mio amico recente, e segnalo volentieri questo suo libricino del 2008 (Il nuovo possibile, Portaparole editore, Roma).
Leggere i libri degli amici per me è interessante due volte, perché oltre ad apprendere un nuovo punto di vista, come diceva Benedetto Croce a proposito dei saggi del Labriola, oltre a leggere quanto c'è scritto, si può provare a intuire anche quello che non è esplicitato, ed è, invece, tra le righe.
L'autore ha una storia politica interna al movimento dei Radicali, ed esprime nel testo profonda stima e vicinanza (anche umana) a figure politiche come quella di Marco Pannella. Il suo libro è una sorta di manifesto politico che cerca di individuare, attraverso una definizione di valori, radici e prospettive, nel progetto della Rosa nel Pugno la realizzazione di un centrosinistra moderno e liberale, ancorato ai suoi valori sociali, ma scevro da ideologismi vacui. Nella sua critica al "Potere", Segneri sembra non escludere dal proprio orizzonte teorico alcuni elementi di lontana provenienza anarchica, che per il tratto "panteistico" che li accompagna ("La Rosa nel Pugno procede nel tempo con il respiro dell'umanità [...] è scandita dall'extrasistole dei cuori che non si arrendono al Potere fine a se stesso, ma pulsano con le loro aritmie cardiache non piegandosi alla scansione del tempo imposta dall'alto", p. 22), hanno un sapore tardo-ottocentesco.
La prospettiva di Segneri, marcatamente liberal-socialista, non mi lascia indifferente, e per certe esortazioni al valore della dialogicità richiama un filosofo a me caro, come Guido Calogero. In un periodo gravato da cinismo politico e giornalistico, Segneri ha certamente il merito di rivendicare il richiamo a forti valori morali, come la lealtà, quali connettori di ogni rapporto politico. Può apparire stridente il legame tra i Radicali e il richiamo morale, ma non lo è, perché, sebbene critici del moralismo, tutti gli amici "pannelliani" che ho incontrato si son sempre fatti portatori di forti istanze etiche. Il valore della libertà, tanto per dirne uno, è anch'esso un valore morale. Quello della non-violenza, per importanza, è il secondo. Non entro nel merito del come questi valori siano declinati dai Radicali Italiani, però quanto meno vengono proposti. Personalmente, non sono sicuro che il concetto pannelliano di libertà coincida con il mio, ciononostante mi sento di condividere alcune sue battaglie dal forte respiro etico, come quella relativa alla condizione carceraria. Credo che Segneri, come me, non raccolga in ciò l'eredità crociana, e per altro senso anche marxiana, di una separazione tra morale e politica. Calogerianamente, io sono più propenso a considerare il diritto e la politica come momenti dell'educazione. E questa è sempre moralmente orientata. Ma sarebbe un discorso lungo, che non è qui il caso di aprire, e si capisce bene che qui il termine "educazione" è adoperato da me in modo obliquo, che non deve rinviare né al pedagogismo né a pretese totalitarie sulla formazione dell'individuo.
E' mia convinzione che per rendere omaggio al libro di un amico sia un dovere mettere in evidenza quei passaggi che mi paiono dubbi o meritevoli di approfondimento. Non mi piace fare né ricevere lodi senza critiche, per cui mi regolo di conseguenza. Un elemento del suo lavoro che non mi convince è l'appello alla meritocrazia. Non mi piace il "governo dei meritevoli", anche perché il merito in una società capitalista è un elemento sfuggente da definire. Credo che su questo punto Segneri potrebbe lavorare in un libro futuro, non gliene manca la sensibilità.
C'è una seconda parte del libro più politica, più interna alla storia del progetto della Rosa del Pugno e al suo rapporto col PD. Non entro nel merito di questioni che non conosco, però Segneri è assai polemico in riferimento al rifiuto da parte del PD, avvenuto a suo tempo, di ammettere la candidatura di Pannella alle primarie. L'autore del libro sembra risentito e contrariato rispetto a una sorta di diffidenza da parte del gruppo dirigente del Partito Democratico nei confronti dei Radicali, al punto da chiederne lo scioglimento. Che dire su questo? Non ho esperienza di militanza in nessuna delle due strutture organizzative, ma da osservatore devo dire che i Radicali mi sono sempre apparsi molto attenti a difendere la propria autonomia, anche quando eletti nelle file del PD, al punto da trovarsi in condizione di "salvare" il governo Berlusconi solo poco tempo fa (e allora si ebbe la sensazione di trattative in corso per qualche giorno), dopo averlo sostenuto negli anni Novanta, e, più recentemente, il loro leader storico Pannella paventava l'idea di sostenere Storace alle elezioni regionali nel Lazio. In qualche modo questa idea di inaffidabilità sembra legata proprio al forte bisogno di autonomia d'azione di cui gli stessi Radicali paiono necessitare. Non mi avventuro oltre nell'analisi, perché non ho molti elementi su cui fondare il mio pensiero.
Ad ogni modo il libro merita di essere letto, anche per la sua capacità (Segneri scrive molto bene) di rappresentare dall'interno una storia politica interessante e poco raccontata.

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