venerdì

Dinamiche di fine anno e crisi docimologica







Riflessioni di questo genere sopraggiungono sempre e costantemente tra giugno e luglio, complici il caldo o la gravosa prassi docimologica di scrutini ed esami di Stato. Tocca fare i conti con l'annoso problema della scuola italiana: promuovere o respingere?
C'era una volta la discussione sul "sei politico", il rifiuto della valutazione come strumento di potere spesso classista e pervicacemente selettivo. Un dibattito che, seppur controverso, aveva il suo fascino e le sue ragioni. Oggi risulta superato, perché la scuola pubblica, salvo rare eccezioni (non necessariamente felici, per questa ragione), ha dismesso gli abiti del rigido giudice comportamentale, per indossare, spesso e volentieri, quello del pietoso medico, che di fronte a una società malata, al di là di ogni buona intenzione, finisce il più delle volte col lasciare incancrenire la ferita.
Vivo sovente un paradosso. Sono accompagnato per gran parte dell'anno scolastico da colleghi che si lamentano della modesta scolarizzazione dei propri alunni (spesso anche ventenni), sia in termini di rendimento che di rispetto delle regole minime dell'istituzione scolastica; minacciano altisonanti sanzioni a fine anno in ogni consiglio di classe. Salvo poi, in sede di scrutinio, lasciar sbocciare voti alti, altissimi, trascendenti.
Ora, io ammetto di avere un rapporto difficile con la valutazione, ché per esser seria deve tener conto di una molteplicità indefinita di fattori. Ci si prova, e talvolta ci si riesce, talaltra no. Tuttavia osservo alcuni colleghi adoperare verbi come "aiutare" o "salvare" in sede di scrutinio, con effetti semantici affatto equivoci. Sono turbato. Il mio proporre una sospensione di giudizio o una bocciatura è dunque assimilabile al negar aiuto a uom che soffre? o a un colpire a bastonate il can che annega? Orrendo.
La valutazione ha tante funzioni, di tipo comunicativo e pedagogico. Una sua specificità è di costituire un meta-sapere, cioè di educare alla legalità e alla cittadidanza (altro che progetti extra-curriculari, basterebbe essere rigorosi sull'applicazione di regolamenti scolastici e nella trasparenza docimologica per aver favorito la formazione di cittadini onesti). Senza essere ossessivi su questo, ma pur esercitando la libertà d'insegnamento, occorre sforzarsi di individuare bene percorsi e bisogni, per poi rintracciarne la compensazione. Lo studente, al di là di ogni considerazione generale sull'istituzione scuola, deve sapere con certezza che la propria valutazione corrisponde quanto più possibile a un descrittore di sue competenze disciplinari o di comportamento. Deve sapere che copiare è un reato. Deve capire che le lezioni vanno frequentate per la validità dell'anno scolastico. In un paese come il nostro, l'idea che sia la regola a definire limiti e potenzialità del vivere comune, e non l'arbitrio di questo o quel docente, di questo o quel dirigente o collaboratore alla presidenza, sarebbe già oro.
Ma allora perché alcuni colleghi sanno benissimo che i propri alunni stanno copiando un compito, e li lasciano fare? Perché gli consentono di entrare e uscire dall'aula, o dalla scuola, al di fuori di ogni logica didattica? Perché allievi privi di competenze espositive adeguate all'età e all'indirizzo di studi, vengono sospinti in alto in sede di scrutinio? Perché attribuire un "otto" in educazione fisica a tutti, anche a chi rifiuta di fare gli esercizi e sta comodamente seduto a conversare?
Io non credo alla storia delle raccomandazioni o delle simpatie, anche se so che in parte esistono, visto che in particolare i docenti di ruolo, spesso domiciliarmente vicini alle famiglie degli studenti, possono avere rapporti extra-professionali con questi. Ma sono casi rari, anzi credo addirittura rarissimi.
Per quale ragione, allora, se ho svolto in coscienza il mio dovere, sono sempre stato puntuale nel lavoro, ho creato occasioni di reupero, ho fornito materiale didattico, ho costruito adeguate verifiche, ho spiegato con chiarezza obiettivi e metodi, perché, chiedo, non dovrei sentirmi responsabile nel comunicare al mio allievo il suo bisogno di ulteriori mesi di studio prima di conseguire il titolo per il quale ha deciso di impegnarsi?
Devo forse pensare che dietro tanta "indulgenza" dei colleghi si nasconde la paura di non aver fatto fino in fondo il proprio dovere? Ma quello non lo si riesce mai a fare alla perfezione; è sempre un'aspirazione legittima, ed è nobile che molti non si sentano mai all'altezza del compito, ma ciò non deve privarci del valore della trasparenza.
E poi, cosa insegnamo agli alunni cui sussurriamo: "non ti preoccupare, fidati di me, bado io a neutralizzare quel collega troppo rigido, ti consiglio io ..." (quante volte ho percepito questo clima facendo da membro esterno agli esami di Stato). Non gli insegnamo forse la via obliqua al successo? E' questa la società che vogliamo contribuire a edificare? Se un alunno non è ancora pronto per sostenere certe strutture conoscitive, va respinto per il suo bene, per dare a lui il tempo necessario ad appropriarsi di strumenti culturali minimi ma indispensabili. Ma per la logica del rinforzo vicariante, ciò diventa un bene anche per i suoi compagni di classe, che associano con chiarezza il rapporto tra impegno e valutazione. Infine, ma non secondario, è il beneficio che la società potrà trarre da una relazione pedagogica basta sul rispetto nella trasparenza.
La bocciatura è un trauma? Insomma, i traumi dipendono dal filtraggio. Chi determina la costruzione di quel filtro? Chi lega la promozione a chiari obiettivi da conseguire o chi esercita un megalomane arbitrio "pedagogico", stabilendo che in ultima analisi è lui a decidere del destino degli individui a lui affidati? Il primo docente segnala lacune. Potrà non piacere, ma fa il suo mestiere, proponendo un sapere (la sua disciplina) e un metasapere (la fiducia nelle regole comuni e nella chiarezza reciproca). Il secondo docente, invece, favorisce l'insorgenza di un fenomeno che in psicologia si chiama "impotenza appresa". E chi si sente impotente, rinuncia ai valori. Tombola.