domenica

La traduzione del "Faust" di Goethe


Naturalmente impossibile recensire, in senso stretto, un capolavoro assoluto come il Faust di Goethe. Vorrei però segnalare la pubblicazione meritoria, per orpera di Morcelliana, de La traduzione del Faust di Goethe di Giovita Scalvini, proposta ai lettori per la prima volta nel 1835, e relativa alla tragedia goethiana, in quella versione indicata pure attraverso l'aggiunta: Erster Teil.
Il testo è preceduto da un bellissimo saggio di Irene Perini, dedicato proprio alle titubanze e complessità di traduzione incontrate dallo Scalvini, prima fra tutte la decisione di mettere in prosa alcuni passaggi del testo poetico. Ma il mestiere del traduttore è duro e bisognoso di coscienza. Per cui, superando lo scetticismo iniziale, si deve sottolineare come questa ricostruzione offerta dalla Perini riesca a diventare a tratti addirittura entusiasmante, e si lascia leggere con il piacere di una nota biografica. 
Non mi permetto di valutare meriti e difetti della faticosa impresa di Scalvini, ma mi piace ricordare la meravigliosa poesia del Faust, concentrata nelle singole figure lampeggianti come scintille di fuoco: l'allievo Vagner (da cui certamente Sartre deve aver colto qualche ispirazione nel concepire la sua Nausea), la straordinaria penetrazione di Mefistofele nella vita dello scienziato, annunciata da quegli anelli di fuoco che il cane barbone incontrato da Faust intravede come segnale del decisivo evento e maturata attraverso travestimenti e prove di forza, ma pure la delicata figura femminile di Margherita. 
Vivaci e penetranti le rappresentazioni di luoghi e circostanze: l'antro della strega, la camera di Margherita, il giardino di Marta. Sopra tutti, poi, il protagonista, in cui non solo l'uomo moderno non poteva non trovare la propria immedesimazione, ma che ancora oggi è tanto capace di insegnare a noi, alle nostre debolezze, alla nostra inguaribile insoddifazione, ma al tempo stesso ad alcuni aspetti vacui dell'erudizione, nuovi motivi per fermarci a riflettere. Ma mi preme ribadire l'assoluta poeticità del testo, troppo spesso offuscata dalla sottolineatura dei pur profondi significati filosofici e culturali dell'opera, specie se messa in relazione al proprio tempo, com'è del resto inevitabile fare per comprenderne a fondo i motivi ispiratori. 
Una notevole iniziativa editoriale, che ho sinceramente apprezzato.