venerdì

Un giorno questo dolore ti sarà utile

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Questo romanzo di Peter Cameron (Adelphi, 2007) è un inequivocabile esempio di scrittura raffinata. C'è una delicatezza nello stile che dev'essere sottolineata prima di ogni altra considerazione sulla trama o il contesto. Cameron mostra di saper accarezzare con la penna i nervi più scoperti della nostra sensibilità, e sceglie di farlo attraverso un io narrante immerso nel pieno di una crisi adolescenziale. La giovinezza è infatti il periodo della vita segnato dal razionalismo più radicale, ma anche da un'emotività assai tormentata; è il periodo in cui si prendono le misure al mondo, si cerca di capire se si vuole o meno far parte di esso e con quale ruolo. Si lascia indietro l'incanto, si guarda davanti il compromesso.
Ma si può essere adolescenti in tutte le fasi della vita. L'indecisione, lo scrupolo, il rifiuto del negativo, riprendono vita periodicamente nei nostri momenti critici, e quindi lo sguardo scelto da Cameron illumina il problema più ampio del nostro rapporto con l'esistenza e soprattutto del nostro stare con gli altri.
James, il protagonista del romanzo, appartiene a una classe sociale decisamente agiata. Sensibile e colto, è inserito dall'autore nel tipico ambiente dell'alta società newyorkese, con il cliché di genitori separati, assolutamente egocentrici, e oscillanti tra un machismo carrieristico (il padre) e una disorganizzazione totale della propria vita professionale e sentimentale (la madre). James ha appena terminato il liceo, ma non intende iscriversi all'università per via di un'inguaribile insofferenza nei confronti dei propri coetanei. Se l'adolescenza ci è prima apparsa come luogo della profondità percettiva, essa può anche essere il regno della superficialità più assoluta. Una specie di anticipo in dose massiccia della corruzione morale dell'età adulta. Ecco perché James detesta il mondo dei suoi coetanei. Non riesce ad affrontare la fatica dell'adattamento, ed essendo consapevole di una verità radicale, quella della drammatica incomunicabilità tra esseri umani, che rende vacua e superficiale ogni relazione che non si attenga al puro ascolto, è strutturalmente un "disadattato". Lo scontro tra James e il mondo reale, popolato da personaggi grotteschi come il terzo marito della madre, i suoi compagni di scuola, la psichiatra di cui accetta con difficoltà l'approccio terapeutico, è descritto in uno stile divertentissimo, che merita senz'altro una lettura partecipata.
Il dato più interessante di questa breve ma intensa narrazione è tuttavia nella ricaduta pratica della crisi esistenziale di James. La non accettazione di conformismi e abbrutimenti sociali non genera una svolta ribellistica né suicida, il giovane non precipita nell'abuso di alcolici o stupefacenti. Niente di così banale, anzi, niente e basta. Nulla di significativo accade nella vita esteriore del ragazzo, ma il passaggio dall'adolescenza all'età adulta è determinato dalla maturazione di una convinzione tutta interiore, e cioè dall'apprendimento dell'accettazione del negativo, di quel dolore che un giorno (impossibile sapere quale) gli sarà utile.
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