giovedì

Un libro intelligente (e sfuggente)


Ho letto con curiosità il libro pubblicato da Nicola Lagioia nel 2001, quando aveva meno di trent'anni, e riproposto un paio d'anni fa da Minimum fax, intitolato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). L'editore aggiunge, sotto il titolo, la dicitura "romanzo". Ma la precisazione è scorretta. A rigore, direi, non si tratta di un romanzo, e nemmeno di un racconto. Certo l'impianto prevede una minima traccia narrativa, in cui all'io narrante si affiancano alternativamente una donna e un confidente/competitor: proprio il grande Tolstoj, surrealmente proiettato nella Roma contemporanea. Gli espedienti utilizzati per costruire una minima intelaiatura non sono nuovi, ma nemmeno riproposti in chiave banale. Ci sono la letteratura, la droga, il whisky, una scacchiera, un costante rimuginare sull'essere e sulla cultura di cui si avverte al tempo stesso il bisogno e l'oppressione. Non è semplice, né utile, ricostruirne la flebile trama, poiché il libricino in oggetto è in verità un originale manifesto letterario, in cui l'autore mostra tutta le difficoltà in cui versa l'artista post-dadaista, che non poggia sulle spalle dei giganti, ma deve anzi liberarsi dal loro peso, poiché è lui stesso a trascinare loro sulle sue esili strutture muscolari (lo stesso titolo è sintomo di questo sentimento). Ne viene fuori una forma d'arte e di scrittura un po' spiazzante. Molto raffinata e pulita, ma priva di peso, leggera in senso figurato, quasi liberata da ogni aspirazione alla profondità di spirito. Alla fine del libro Lagioia spiega con fin troppa chiarezza questa sua visione, rivelando il senso del'intero libro: "l'arte nel XXI secolo è un'immagine riflessa in uno specchio d'acqua che la vostra distrazione non saprà cogliere e i vostri tentativi di profondità manderanno in frantumi" (p. 108).
Ed è questo l'atteggiamento che Lagioia sembra chiedere per il suo libro: non distraetevi, e non concentratevi. Nell'un caso e nell'altro, la fruizione è mancata. Come un battito d'ali di farfalla: peccato perderlo, inutile rivendicarne la durata.
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