venerdì

Federico


La scorsa domenica sono stato con la mia famiglia nella libreria Feltrinelli di largo Argentina e, come d'abitudine, con mia moglie e mio figlio ci siamo trattenuti nello spazio dedicato ai libri per l'infanzia a leggere qualcosa. Nella recente veste di genitore, ho cominciato a maturare una qualche competenza anche in questo genere letterario, e così mi sono diretto subito nella sezione dei testi editi da "Babalibri", che prediligo per quella fascia d'età in cui si trova mio figlio (tre anni e mezzo).
Ho trovato un volume veramente bello e interessante. Il titolo è "Federico", e racconta la storia di un topino di campagna apparentemente scavezzacollo. Approfittando di un'assenza degli umani da un granaio, Federico e i suoi compagni avviano un lavoro di accumulazione per rifornirsi di provviste invernali, ma il protagonista non collabora al trasporto del grano. I compagni, un po' sarcasticamente, gli domandano come mai si rifiuti di partecipare, rimanendo impalato a scrutare l'orizzonte, e il topino risponde, volta per volta, di essere in verità impegnato a raccogliere il calore del sole, i colori della natura, e parole significative, per ritrovare nel grigio inverno un po' di voglia di vivere...
Arriva la fredda stagione, e dopo aver mangiato e riposato per qualche giorno, i topini cominciano ad annoiarsi, e chiedono a Federico di fare la sua parte tirando fuori le "provviste" promesse. Con l'arma della parola, il topo-poeta riscalda i cuori dei compagni infreddoliti, li lascia navigare con l'immaginazione in mondi accoglienti e colorati, e accarezza la loro fantasia con versi esaltanti. I topini esultano promettendogli una corona d'alloro... e ribattendo in rima Federico replica: "a ognuno il suo lavoro".
Ora, senza scivolare in considerazioni sociologiche faticose sulla divisione del lavoro, direi che nell'epoca odierna una storia come questa insegna ai più giovani qualcosa di rivoluzionario e forse eversivo, e cioè che non si vive di solo pane, tanto per cominciare. Ma anche qui mi voglio tenere al di qua di ogni approfondimento e domandare: nella società reale, nell'Italia odierna in particolare, come sarebbe trattato Federico? Se penso ai refrain quotidiani sull'improduttività degli enti culturali e al motto tremontiano sull'incommestibilità dei libri, riesco a farmene un'idea piuttosto chiara, sebbene spiacevole. Povero Federico.
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