giovedì

Il Marx di Corrado Ocone



L’agile volumetto redatto da Corrado Ocone (Karl Marx, Luiss University Press, Roma 2007) nella forma dell’introduzione al pensiero di Marx aggiunge un importante tassello alla bella collana “I momenti d’oro dell’economia” curata da Paolo Savona. Il libro si compone di due parti, la prima espositiva, la seconda antologica (il testo riprodotto proviene dai Manoscritti economico-filosofici del 1844). A proposito della porzione di testo scritta da Ocone, è d’obbligo evidenziare in prima istanza lo stile elegante, che garantisce oltre all’interesse per i contenuti anche una certa piacevolezza della lettura.
Ocone elabora la sua introduzione in forma lineare, a partire dagli anni giovanili, con particolare attenzione alla formazione di Marx, soffermandosi esplicativamente su alcune configurazioni concettuali che via via si vengono delineando nel pensiero marxiano, come il materialismo storico o la teoria dell’ideologia. Adeguandosi inoltre all’approccio in qualche modo imposto da un pensatore come Marx, Ocone si sofferma in vari punti del testo a dedicare uno sguardo, per quanto fugace, alle condizioni storiche e sociali del tempo, così determinanti nella formazione di Marx, quanto dirimenti nella decifrazione di alcuni dei suoi scritti. Nella parte centrale del suo lungo saggio introduttivo l’autore pone l’esposizione e la discussione di alcune delle grandi questioni sollevate da Marx, senza aspettare di giungere con la ricostruzione biografica alla maturazione del filosofo di Treviri. Ciò dipende dalla persuasione, confessata da Ocone, di una presenza embrionale di quasi tutti i temi marxiani fin nell’intelaiautura degli scritti giovanili: “se si esamina con attenzione dello svolgersi del pensiero di Marx, ci si accorge che esso non ha subito nel corso degli anni brusche “svolte”. Con il tempo, più che altro, le idee portanti e i concetti chiave del pensatore di Treviri sono andati chiarendosi e approfondendosi, ma si può dire che quelle idee fossero più o meno già tutte presenti, almeno in nuce, sin dalle prime opere” (p. 36). Nell’ultima parte, com’è naturale, sono analizzate con maggiore premura analitica alcune parti del Capitale.
Nelle ultime battute l’autore fornisce inoltre un’utile rassegna delle interpretazioni, dedicando particolare attenzione a quella di Benedetto Croce (filosofo di cui Ocone è pure attento studioso). Ed è proprio questa attenzione, pur se costretta in poche pagine, alla discussione sul marxismo, e non solo su Marx, che mi ha lasciato una sola perplessità. Ocone infatti mi è parso in certi passaggi persuaso dell'elemento critico, da lui ravvisato nella filosofia di Marx, di una dialettica storica necessariamente concludentesi con la risoluzione di tutte le contraddizioni (comunismo). Cioè di una dialettica che supera se stessa per esaurirsi. Non è un argomento nuovo nelle critiche a Marx. Ma è altrettanto vero che nel dibattito marxista, senza uscire dai binari tracciati dal filosofo di Treviri, è stata pensata la distinzione tra contraddizione tra classi e contraddizione in seno al popolo. Forse sarebbe stato interessante se Ocone, nel suo percorso analitico, si fosse concentrato anche su questo dettaglio, che annulla di fatto, se accolto, il problema della "fine della storia" tante volte attribuito a Marx (come già ad Hegel, del resto).
Il libro dunque, nonostante o forse in virtù della sua brevità, si rivela un adeguato strumento di conoscenza per un pubblico non specializzato ma di buona cultura.
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2 commenti:

  1. Anonimo10:56

    Non ho letto il libro ma, fidandomi della tua analisi, mi lasciano perplesso le tue conclusioni. Capisco che il libro non sia adatto ad un pubblico specializzato, se non aggiunge nulla di nuovo alla riflessione su Marx e il marxismo. Ma è davvero adatto ad un pubblico non specializzato, che proprio per questo potrebbe non avere gli strumenti per comprendere che il Marx-terminator (della Storia) è una "critica" tanto vecchia e stantia quanto infondata? Resto convinto che chi vuole conoscere Marx e il marxismo debba leggere qualcosa "di" Marx e non "su" Marx, cosa che potrà fare in seguito. E che debba avere lo spirito da "escargot", altrimenti si illuderà di essersi "fatto un'idea" su Marx, mentre avrà semplicemente conosciuto l'interpretazione (del tutto discutibile, per non dire di peggio) di questo o quell'autore su di esso.
    Giovanni

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  2. Marx ha un impostazione finalistica che si presta ad un interpretazione collettivistica.
    Eppure se leggiamo il suo socialismo come interdipendenza degli individui possiamo leggervi un'anticipazione della moderna teoria dei giochi.
    Spesso ci lamenta della mancanza di progettualità della sinistra.
    Eppure nel 2004 ho pubblicato un volumetto "Aspetti della vita USA" dove sostenevo l'importanza di certe idee, diffuse nel partito democratico, ma presenti in Italia già ai tempi del dibattito sull'eurocomunismo.
    In pratica sostenevo che l'ideologia va bene, ma se diventa chiacchiericcio va rivalutato l'aspetto scientifico della sociologia.

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