martedì

L'assalto al treno come inconsapevole atto insurrezionale


Patagonia ciuf ciuf (ed. La Nuova Frontiera, 2008), il recente romanzo di Raúl Argemí, rappresenta certamente un viaggio profondo nella Pampa Argentina, un viaggio antropologico prima che paesaggistico, ma non secondaria nel testo è la peculiarità dell'intrigo. Due personaggi a dir poco improbabili se confrontati col destino che li attende - un ex marinaio e un ex macchinista della metro (licenziato a seguito delle privatizzazioni) - si avventurano nell'assalto di un treno, con lo scopo di liberare il fratello di uno dei due dalla propria detenzione, e trafugare un sacco pieno di quattrini. Un vero colpo da inizio secolo. L'anacronismo segue passo passo il racconto grazie al libricino di memorie che il nonno dell'ex-marinaio, da vero assaltatore di locomotive, aveva lasciato quale forma di breviario in eredità al nipote. Gli stessi nomi di battaglia dei due "fuorilegge" (Butch Cassidy e Bairoletto) rievocano un passato che non passa, una latenza nel presente disorientato e scarno. Fanno da giusto contorno a questa operazione i passeggeri, che come in Ombre rosse svolgono una funzione narrativa portante: poco a poco essi si rovesceranno nel proprio contrario (il detenuto diventa profeta no-global, il secondino si rivelerà un ex maestro dalle idee libertarie decaduto a guardiano per sfuggire alla disoccupazione, un gruppo di insipidi turisti europei saranno turbolenti complici della rapina, e così via, senza voler svelare troppo).

Tutto comincia rapidamente ad assumere contorni surreali e drammatici al tempo stesso. Tutto muta di continuo. Anziché rubare i soldi Bairoletto li distribuisce ai poveri indigeni che lavorano alla manutenzione delle ferrovie, il fratello non viene liberato ma nella sua follia causata dai sedativi diventa profeta progressista per i giovani turisti, in ultimo viene occasionalmente sequestrato sul treno il senatore Mendéz, candidato alla presidenza argentina. L'assalto al treno nasce e si conferma strada facendo uno strano ed estremo atto (magari inconsapevole) di insurrezione. Il ritmo cresce come lo sbuffo del vapore, ma si avverte anche una profonda inquietudine.
Straordinaria nelle ultime pagine è la descrizione di un'improvvisata partita di calcio tra passeggeri (Argentina contro Resto del mondo), per poi condurre il romanzo in una conclusione sorprendente e simbolica.
L'Argentina vista da Argemí è un paese di grande umanità ma che ancora risente del passato di colonizzazione, un paese sconvolto dal capitalismo, in un modo apparentemente inconciliabile con l'antropologia di quei luoghi. La locomotiva rimane simbolo, come tante volte lo è stato nel cinema e nella letteratura, del vecchio e del nuovo, e del conflitto tra vecchio e nuovo.