venerdì

Un Superman napoletano

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Recensione: Ivan Cotroneo, La kryptonite nella borsa, Bompiani 2007.
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Questo breve romanzo emerge da uno sfondo partenopeo, ma non racconta di Napoli e dei suoi problemi; costruisce i propri intrecci nell'ambito delle relazioni parentali, ma non è semplicemente un romanzo "familiare". La narrazione è mediata dallo sguardo di un bambino di sette anni, ma ciò non lo risolve in una costruzione infantilistica del reale.
Sono precisazioni importanti, perché il libro di Cotroneo possiede un valore simbolico e, per le ragioni che cercherò di spiegare, etico, che ne esaltano la qualità artistica.
Le trovate narrative sono interessanti: Peppino, il bambino che da protagonista assiste e subisce quanto lo circonda, rimane fortemente impressionato dalla presenza nel proprio quartiere di un ventenne assai "originale" (Gennaro), che crede di essere Superman e addobbato con calzamaglia azzurra e mantellina rosa da barbiere, scorazza nel vicinato credendo di rinvenire negli altri tracce di kryptonite. Più che altro è la morte di questo giovane stravagante, investito da un autobus, che proponendosi come chiave nelle prime pagine del romanzo, consegna immediatamente a Peppino un amico immaginario che continua a comparirgli nei momenti di difficoltà, e comunica da subito al lettore il profondo turbamento del bambino, immerso in una crisi familiare di difficile governabilità. I genitori - affezionati a Peppino ma non troppo contenti di lui a causa della sua bruttezza e fragilità - sono pesantemente coinvolti in una problematica di coppia, con tradimenti e crisi depressive annesse, il tutto nella scarsissima attenzione alla ricaduta psicologica di questa "deriva" sul figlio. I nonni paterni sono del tutto incapaci di assistere il piccolo, che viene dunque dirottato sui fratelli minori della madre, due giovani beat (il romanzo si colloca storicamente negli anni dei Beatles e delle camicie a fiori) anch'essi a loro modo legati al bambino, lo espongono con leggerezza a pericoli insistenti (assunzione di droghe, spettacoli vietati ai minori, e quant'altro).
La vicenda di Peppino, la cui unica consolazione sono questi colloqui privati con il Superman-Gennaro, restituisce al lettore una serie di suggestioni etiche molto profonde. La più importante, a mio parere, consiste nella distinzione tra amore e responsabilità. Il bambino è molto amato dai suoi parenti più vicini, la cui debole struttura etica sta però nel non sentire sufficientemente la responsabilità dell'amore, e di ciò che esso significa nel rapporto genitoriale, ma anche nel rapporto di coppia. Il libro di Cotroneo, in questo senso, è forse inconsapevolmente una sollecitazione a scovare e poi a concentrarsi su valori pregnanti e relazioni di responsabilità.
Chiaramente non c'è del moralismo, ma una osservazione seria e acuta delle difficoltà del vivere.
Per il resto lo stile è brillante e a tratti fortemente umoristico. I quadretti del vivere napoletano non sono mai retorici e colgono con ironia molti punti di verità.
Visto che ci avviciniamo al Natale, mi permetto di suggerirlo come regalo, anche da fare a sé stessi.
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