giovedì

Il volto umano dell'attività onirica



"Chi potrà mai svelare il segreto dei sogni?", si domandava Eduardo De Filippo, che pure sul lavoro onirico aveva intessuto molti dei suoi intrighi teatrali. Artisti e poeti hanno consegnato alla tradizione riflessioni notevoli e testimonianze penetranti sulla centralità del sogno nell'esistenza individuale, nella costruzione e nella riscrittura di storie personali. La psicoanalisi ha fatto il resto, ovviamente, individuandovi il varco per la decifrazione di pulsioni nascoste.


Non tutti hanno un buon rapporto con i sogni. Molti di noi, trafelati da ansie lavorative e ultimamente da preoccupazioni gravi sul futuro della nostra società, quasi "si dimenticano" di sognare, o quanto meno fanno fatica a ricordare quanto hanno sognato. Il colloquio coi fantasmi del passato risulta agitato e scomposto... e questo è un altro frutto di un capitalismo volgare e aggressivo come quello nostrano.


Certo vi sono gli incubi, che destano qualche preoccupazione a chi svegliatosi di colpo in un momento di orrore onirico decide di tornare comunque a posare il capo sul cuscino, ma di tanto in tanto i sogni rivelano il proprio volto umano. Un ringraziamento speciale va dunque offerto a quella chance offerta dai sogni nel farci incontrare nuovamente persone a noi care che non vediamo da molto tempo, e soprattutto le persone defunte. Certi sogni sono talmente veraci, che effettivamente sembrano organizzare incontri imprevisti e piacevoli. Si può rivedere un parente caro scomparso da tempo, scambiare con lui qualche parola, rivederlo ridere e risentire il suo odore. Si può inoltre comunicargli ciò che non si ebbe il tempo di dire nel momento della veglia.

Riportare i morti in vita è forse la più nobile delle virtù oniriche, ed è una virtù che serbiamo dentro di noi, creatori inconsapevoli del nostro mondo notturno.

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