martedì

L'ontologia di Varzi


di Carlo Scognamiglio





Per le edizioni Laterza è stato pubblicato per la seconda volta (la prima edizione è del 2005) il manualetto di Achille C. Varzi intitolato "Ontologia". Come testo di consultazione, questo libricino presenta degli elementi di utilità, come la bibliografia finale che dà ampio risalto alle prospettive "analitiche" dalle quali si guarda all'ontologia. Dal punto di vista della struttura, nonostante gli sforzi da parte dell'autore di sistemare in forma di contrapposizioni le varie angolature di quest'ambito di studi (in sequenza: ontologia/metafisica, analitici/continentali, ontologia formale/materiale, eliminativismo/introduzionismo, assolutismo/relativismo, e compagnia "ismando") direi che il risultato complessivo sia piuttosto disorientante. Tanto per fare un esempio, molti dei dualismi evocati non sembrano essere tali fino in fondo. Varzi scrive: “Seguendo Husserl [1900/01], potremmo identificare nell’opposizione tra ontologia formale, che si occupa dell’ente in generale (l’ “ente in quanto ente” di Aristotele), e ontologia materiale, che si rivolge invece a settori o aspetti specifici della realtà, o alla loro rappresentazione in determinate teorie”. A me pare che in Husserl sia poco sviluppata la nozione di ontologia materiale, e quanto ci restituisce il testo delle Ricerche Logiche non è sufficiente a costruirne una definizione, per la quale non basta evocare la contrapposizione all'ontologia formale, né l’analogia con la logica, (che nella sua dimensione formale non trova di contro una logica “materiale”). Se tuttavia proviamo a interpretare l’idea di un’ontologia materiale come quel livello dell’analisi ontologica che, una volta esaurite le ricerche in ambito di ontologia formale (acquisendone i risultati, poiché non si dà analisi regionale che non presupponga gli esiti di un’ontologia generale), si avvii alla definizione di indagini ontologiche relative a specifici domini, indagandone le categorie, allora si fa molta fatica a vedere l’ "opposizione" cui Varzi fa riferimento nel passo citato.

Dopo una lettura completa del volumetto non emerge un'idea precisa dello stato dei lavori, né si afferra con chiarezza il punto di vista dell'autore, che non è uno storico dell'ontologia, ma egli stesso un "ontologo" piuttosto celebre tra gli addetti ai lavori, anche perché quasi tutte le posizioni presentate da Varzi vengono subito dopo indicate da lui stesso come insufficienti e deficitarie. Questo stile di scrittura non deve tuttavia indurre a ipotizzare una qualche neutralità concettuale dell'autore. Egli infatti, tanto nell'approccio quanto nella piega che dà alla propria esposizione, rivela un'inclinazione verso l'ambiente analitico, misconoscendo (mi pare) buona parte della problematicità delle questioni basilari del discorso ontologico. Non è un caso infatti che nei riferimenti bibliografici posti in coda al libro non compaiano i nomi di Aristotele (il che, in un manuale di ontologia, dovrebbe quanto meno generare qualche interrogativo), Platone, Kant o Hegel, il che fa sorgere addirittura il sospetto che Varzi non solo non tenga in considerazione, ma addirittura ignori, ad esempio, il carattere profondamente ontologico - e a mio parere imprescindibile - della Scienza della logica. Lo stesso apporto di Nicolai Hartmann alla storia dell'ontologia del Novecento viene risolto in poche battute, dimostrando di non intercettare il peso delle pagine hartmanniane. Posso anche capire (si fa per dire) che nella sezione dedicata all'ontologia dell'essere sociale si voglia porre in gran rilievo la figura di Searle, ma trovo incredibile l'assenza di ogni riferimento a Lukács. Insomma, l'immagine complessiva è quella di un approccio che mette fuori dalla storia e dalla nozione di ontologia buona parte della tradizione di pensiero che ha riempito di significato quel termine, per la sola ragione di averne problematizzato le categorie, anziché procedere nella formalizzazione logicizzante, o, come suggerisce la quarta di copertina offrendo una curiosa idea dell'ontologia, nel "fare un inventario di tutto ciò che esiste".