sabato

Un lavoro sulla parola


di Carlo Scognamiglio



Mi fa piacere segnalare la recente pubblicazione di un libricino di poesie del giovane Luca Viglialoro (Il lavoro del tempo, Edizioni di LucidaMente, Bologna 2007). Sono versi interessanti dal punto di vista del lavoro sul linguaggio, che come in qualche modo suggerisce la bella introduzione di Marco Gatto, pare per certi aspetti esser rimasto unico orizzonte di trasformazione cui si dedichi oggi la funzione poetica. Un lento e paziente lavoro di trasformazione del linguaggio e sul linguaggio. Altre riflessioni poi richiederebbe la considerazione del perché e dell'opportunità di questa funzione culturale.

Ad ogni modo, le poesie di Viglialoro sono belle, e anche interessanti. Vi si riscontra un paziente lavoro di cesellatura linguistica, un'eco montaliana, e una spiccata attenzione al ritmo, che deve, in qualche modo, concludere bene nel finale. Sebbene non manchino momenti di difficoltà esistenziale, essi sono armonicamente tenuti in equilibrio (che sembra prevalere su ogni decadente scoramento) del "cadere in piedi" dell'ultimo verso .

In particolare ce ne sono tre o quattro, tra cui quella che dà il titolo alla raccolta, decisamente notevoli. Mi piace citare i versi conclusivi di Su strade familiari e feroci, a mio avviso una delle migliori:


Come la terra coesa che calco,

perché son fatto d'uomo

anziché cemento?

Calpestarmi, chiedo.