mercoledì

Come e perché presentare agli studenti della scuola secondaria la “Scienza della logica” di Hegel


di Carlo Scognamiglio



Oltre che costituire un grande classico della storia del pensiero, nonché un eroico tentativo di ripensamento complessivo non solo della logica dell’intelletto, ma anche di superamento del dualismo tra pensiero ed essere, la Scienza della logica di Hegel è strumento imprescindibile per comprendere molti dei passaggi teoretici della storia della filosofia che ha seguito la pubblicazione di quell’ opera, ma anche per meglio indagare quanto l’aveva preceduta. La traduzione italiana (di Arturo Moni) di questo caposaldo della filosofia moderna è edita da Laterza, e si presenta in una forma che incute timore. I due volumi che la costituiscono impressionano non certo per la mera ma significativa consistenza delle pagine, bensì per l’intensità speculativa di cui esse sono intrise. È forse dovuto anche a questa ragione che la scelta di lettura diretta che spesso i docenti di scuola secondaria si ritrovano a dover o a voler compiere per meglio sollecitare la relazione degli studenti con il testo filosofico, cade poco frequentemente sulla Scienza della logica.
Nessun dubbio sull’utilità della lettura. L’idea stessa di provare a pensare una scienza che non pensi il proprio oggetto come altro da sé apre un importante orizzonte di riflessione. Hegel infatti annuncia in tale peculiarità l’essenza stessa della scienza filosofica: «In ogni altra scienza l’oggetto, ch’essa tratta, e il metodo scientifico sono distinti uno dall’altro […] La logica all’incontro non può presupporre alcuna di queste forme della riflessione, o di queste regole e leggi del pensare, perché esse fanno parte del suo stesso contenuto e non debbono esser fondate che dentro la logica stessa» (p. 23). Della logica in quanto tale non è possibile peraltro neanche fornire un vero e proprio metodo né una definizione. Quegli elementi infatti, concepiti “al di qua” della logica, differentemente da quanto accade dalle altre scienze, che ammettono una tale alterità, è del tutto inconcepibile. Come scienza del pensiero, la logica non può tollerare nulla che sia altro o fuori del pensiero e ne costituisca un metodo o una definizione. Qualche pagina più avanti Hegel aggiunge infatti: «Quando si volesse fondare per mezzo di ragionamenti, oppure chiarire il concetto della scienza, il resultato potrebbe tutto al più esser quello di portare cotesto concetto dinanzi alla rappresentazione, e di procurarne una conoscenza storica. Ma una definizione della scienza, o più precisamente della logica, ha la sua prova solo in quella necessità del suo sorgere» (p. 30).
La lettura diretta del testo hegeliano potrebbe inoltre aiutare gli studenti a uscire dalle maglie incerte dell’argomentazione manualistica, come ad esempio accade nei tentativi di illustrazione della dialettica e della sua essenza, che non a ragione viene spesso indicata come il metodo della logica. Non avendo un metodo, la logica non ha la dialettica come metodo, ma è essa stessa dialettica, così come dialettico è il suo “oggetto”, per cui: «Il contenuto in sé, la dialettica che il contenuto ha in lui stesso, quella che la muove. E’ chiaro che nessuna esposizione può valere come scientifica, la quale non segua l’andamento di questo metodo e non si uniformi al suo semplice ritmo, poiché è l’andamento della cosa stessa (pp. 36-37).
Ne ricaviamo l’idea di un metodo del sistema logico, che non può essere adottato a discrezione soggettiva del filosofo che vi ricorre, ma come un quid che è insito nella cosa stessa (il metodo che questo sistema in se stesso segue). Hegel ribadisce con chiarezza la coincidenza tra metodo e ciò rispetto a cui il metodo vuole svolgere la sua funzione metodica (un tal metodo non è nulla di diverso dal suo oggetto e contenuto). Ciò significa che quello che la storiografia filosofica ha indicato come il “metodo” dialettico, inteso come principale scoperta hegeliana, non è un “metodo” nel senso tradizionale del termine, che richiama invece qualcosa che perviene a un oggetto quasi sopraggiungendovi per mezzo di un processo applicativo, bensì la dialettica è dentro le cose stesse, o meglio, è l’essenziale della realtà, del suo movimento, e quindi il metodo è il contenuto (la dialettica che il contenuto ha in lui stesso). Il metodo dialettico dunque non può che risolversi nel lasciar svolgere la cosa stessa secondo il proprio movimento.
Le difficoltà di presentare le questioni che a partire da questo assunto derivano nell’intera opera hegeliana sono notevoli. Per questa ragione Laterza ha pensato bene di proporre, oltre all’edizione completa della Scienza della logica, anche la sua “sintesi antologica”, curata A. Plebe e P. Emanuele. L’ho letta, e l’ho trovata molto ben fatta. I due autori/curatori, che definiscono la loro missione introduttiva ed esplicativa come un «contributo di militanza filosofica», chiariscono bene a mio avviso l’utilità che può avere per gli studenti di filosofia la lettura di questo testo, che rappresenta certamente un’impresa filosofica: «Hegel si propose uno dei compiti più ardui che mai abbia affrontato il pensiero filosofico: quello di congiungere i due tronconi essenziali della filosofia, cioè la teoria della conoscenza e quella della realtà, senza sacrificare nessuno dei massimi problemi che essi avevano presentato nel corso dei secoli».

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