martedì

Un romanzo modesto


recensione: C. Fruttero, Donne informate sui fatti, Mondadori, Milano 2006.



di Carlo Scognamiglio

Attraverso l'esposizione dei punti di vista di un circuito di figure femminili intorno al ritrovamento di un cadavere, anch'esso appartenente a una donna, si sviluppa uno degli ultimi lavori (credo il penultimo) di Carlo Fruttero. Le donne che ruotano intorno all'evento sono figure appartenenti alla dimensione della quotidianeità, come la barista o la bidella, e dal proprio punto di vista, in qualche modo "di genere", esibiscono un modo tutto femminile di problematizzare gli eventi o di districarsi nelle avventure che l'autore disegna nell'intreccio letterario. Come libro giallo il volume di Freccero risulta privo di un'attrattiva tipica di quel genere, cioè la sollecitazione intellettuale per lo svolgimento delle indagini o la ricerca della verità, e sovente si perde concentrando tutti i propri sforzi in quella che è presumibilmente pensata come l'intuizione più originale del libro, cioè la presentazione, attraverso il discorso in prima persona, delle differenti prospettive dalle quali le "sue" donne guardano i fatti. Anche questo aspetto finisce per stancare dopo qualche capitolo. Ma soprattutto, considerando la raffinatezza di Fruttero, quello che delude è il registro lessicale, che talvolta non disdegna di attrarre l'attenzione del lettore (forse assopito) con l'estetismo di qualche espressione un pò forte (non riesco effettivamente a cogliere il gusto di ricorrere in chiave descrittiva, anzichè nel dialogo, all'espressione "puttana" invece che a sinonimi forse più interessanti anche sul piano strettamente letterario). Nel complesso un romanzo modesto, che però, mi si potrebbe rispondere, non pretende di esser altro che un forma di letteratura di svago o di intrattenimento, senza voler adempiere a particolari funzioni didascaliche o artistiche. Ma io non credo alla letteratura di intrattenimeno. La scrittura, a qualunque genere ci riferiamo, è sempre costruzione di significati e lavoro sull'immaginario, sia che sia condotta con la maestria di un Balzac, sia con la maldestra malizia di uno scrittore di romanzi rosa. E l'orizzonte aperto dal libro di Fruttero finisce per risultare, ahimé, alquanto strozzato.