sabato

L'Italia è un paese in declino

di Carlo Scognamiglio



Ma sarà poi vero che viviamo nella società della conoscenza e del lavoro immateriale? Sarà dunque vero che le nostre società avanzate producono "saperi"? Ma che razza di saperi sono?

I risultati delle indagini IPSOS sulle abitudini di lettura degli italiani non portano buone nuove. Confermano invece una tendenza al declino (falsata nel 2005 soltanto dalla nefasta apparizione sul mercato del "Codice Da Vinci"): il 61% degli italiani sopra i 15 anni non leggono mai, nemmeno un libro l'anno. La motivazione? per il 12% degli intervistati la lettura è sostanzialmente uno spreco di tempo; per il 16% è tempo sottratto a cose più divertenti, per un altro 33% è tempo in cui è preferibile dedicarsi ad altre attività. Addirittura, il che significa molto, il 20% di chi non legge si tiene lontano dai libri perché gli ricordano un'evidentemente traumatica esperienza scolastica. Infine (e questi sono tutto sommato i più simpatici) il 14% risponde che leggere gli appare troppo impegnativo e faticoso.

Ma anche i dati relativi ai lettori non sono così incoraggianti: in quella fetta di popolazione che sembra aver fame di conoscenza e di emancipazione, un buon 79% dichiara di dedicarsi alla lettura esclusivamente per conseguire un anelato rilassamento, e solo il 10,5% circa della popolazione italiana afferma di mettere in conto tra le proprie aspirazioni l'interesse per il pensiero, la formazione culturale o spirituale, o la semplice informazione.

Nei tempi in cui si cercava il progresso nella storia si valutava l'aumento di lettori di libri come un indice di avanzamento di civiltà. Nei tempi in cui la categoria di progresso è decaduta, come vanno letti i dati in questione? Ma poi mi viene in mente un'altra domanda: c'entra qualcosa questa situazione con la composizione sociale che si sta costruendo nel nostro paese?