sabato

Giuseppe Galasso e il nuovo storicismo



di Carlo Scognamiglio



L’esigenza dello storico, tante volte ribadita da Benedetto Croce, di sottoporre al vaglio dell’analisi teorica i fondamenti del proprio lavoro, esigenza in verità non così scontata per tutti coloro che di storia scrivono e discettano, può essere considerata, assieme all’intenzione di fare il punto sulla relazione tra la storiografia e le altre scienze, l’elemento prospettico principale del volume pubblicato nel 2000 da Giuseppe Galasso (Nient’altro che storia. Saggi di teoria e metodologia della storia. Il Mulino). Il libro raccoglie alcune riflessioni in merito alla teoria e metodologia storiografica pubblicate, eccetto il primo capitolo, che è inedito, in precedenti interventi dell’autore, ma che nell’insieme si rivelano frutto di un ragionamento essenzialmente unitario. Il primo saggio, intitolato Storia e storicismo: la prospettiva aperta della storiografia, manifesta più degli altri il desiderio di Galasso di “dischiudere” l’orizzonte della storiografia, di mettere in campo una serie di elementi e connessioni che possono fornire allo storicismo una nuova veste, che dialetticamente superi i momenti di crisi del pensiero succedutisi nel secolo scorso e, attraverso la pratica dell’ aufheben, faccia tesoro dei nuovi contributi provenienti da queste medesime congiunture: «è forse ora di prendere atto che trascurare i fondamenti ultimi del lavoro dello storico non ha giovato troppo né alla storiografia, né agli storici di mestiere, come mostrano i conti che la disciplina storica ha dovuto fare con se stessa alla fine del secolo XX e che in questo libro sono ripetutamente ricordati» (p.11). D’altra parte, come non condividere con l’autore l’esigenza di fermarsi a ragionare sul cammino svolto dalla storiografia novecentesca, al di là delle confusioni e dei nuovismi “moderni” e “post-moderni”? Non si tratta di riesumare alcunché, bensì di fare un tentativo, con l’intelligenza e l’esperienza dello storico, di avviare un ragionamento che si riveli utile, di prospettiva, e dialetticamente atteggiato nei confronti di tutti i contributi pervenuti all’indirizzo della storiografia negli ultimi decenni.
Innanzitutto, coerentemente con le convinzioni che viene esprimendo in questo lungo saggio, Galasso imposta la discussione “storicizzando” il problema, e d’altra parte è più che ragionevole pensare che per cogliere con efficacia la quaestio storiografica, è anche alle condizioni in cui versa il mondo della cultura nel suo complesso che bisogna guardare, né è possibile risolversi in alcunché senza sbirciare nelle tendenze generali dell’epoca in cui si vive e si scrive. Pertanto, l’autore constata ed illustra, senza mai lasciarsi disorientare, il processo di frammentazione delle conoscenze e dei saperi, da Galasso in un certo qual modo ricondotti integralmente nell’orizzonte del pensiero storico.
In molti punti del suo libro l’autore cita, con doveroso rispetto e opportunità, la filosofia di Benedetto Croce, nei confronti della quale egli è evidentemente debitore, ma in un certo qual modo ne è anche prosecutore. Quello che Galasso presenta, differenziandosi in ciò dal filosofo di Pescasseroli, è uno storicismo “radicale”, che abbandona la classica distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito, sia nella versione della legittima pertinenza di due tipologie conoscitive ciascuna relativa al proprio ambito, sia nella variante teorica crociana della “pseudoconcettualità” delle scienze naturali. Galasso riconduce ogni proposizione alla cellula originaria dell’atto del pensare medesimo, che è giudizio. Ma l’atto di pensiero non conosce connessioni aprioristiche, poiché il giudizio è sempre sintetico-empirico, anche nella formulazione di operazioni matematiche, ove il computo presuppone lo svolgimento. E’ quella che Galasso chiama l’unità storicizzante della mente che non può fare a meno di constatare la storicità di entrambi i capi del processo gnoseologico, attestando dunque la storicità del soggetto, nonché di ciò che il soggetto osserva e coglie nella sua obiettività.
Con questo volume Giuseppe Galasso prova a mettere ordine in alcune delle più importanti questioni tradizionalmente poste al centro del dibattito storiografico. Una di queste concerne la discriminazione (e gerarchizzazzione) interna alla ricerca storica. L’essere in re della storia rende infatti impossibile la supposizione di un ordinamento tra le particolari tipologie di ricerca storica all’insegna dell’eccellenza e del primato. La storia economica non può essere considerata prioritaria o maggiormente “strutturale” rispetto a quella antropologica o giuridica. Così come per Hegel la circolarità della filosofia è tale che da qualunque lato la si affronti ci si trova contestualmente immersi in tutta la sua problematicità, la tesi proposta da Galasso della “circolarità dell’orizzonte storiografico” ribadisce la preminenza dell’ «intelligenza storicamente atteggiata» sulle possibili settorializzazioni del sapere storico.

Sul piano epistemologico Nient’altro che storia ribadisce non solo la centralità delle categorie storiche (mutamento e accadimento), ma anche la loro funzione “ausiliare” a tutte le altre categorie del pensiero, alle quali esse necessariamente si accompagnano. Il pensiero stesso, nella sua storicità, procede, e procede verificando empiricamente, attraverso una modalità d’ assessment iniziale, intermedia e finale. In questo senso Galasso può formulare una consequenziale critica alle considerazioni del filosofo Karl Popper, con particolare attenzione al principio di falsificazione, «elemento fuorviante nella considerazione dell’intrinseca qualità storico-critica del pensiero» (p. 33). Il pensiero storico, che a questo punto potrebbe chiamarsi semplicemente il pensiero, si caratterizza per il suo procedere in una continua verificazione, piuttosto che nell’esaminare la possibilità di essere smentito. Popper si smarrisce in una digressione generalizzante sullo storicismo, e mettendo insieme Hegel , Marx, Eraclito e Platone, viene indotto a costruire una critica altrettanto generica a una delle concezioni filosofiche in realtà più complesse e ricche della storia del pensiero. La stessa volgare associazione tra storicismo e totalitarismo ignora queste distinzioni, che si misurano sul campo degli individui stessi e delle loro filosofie. Storicismo infatti fu quello di Gentile, ma anche quello di Croce, certamente tra i maggiori teorici europei del liberalismo; storicismo fu quello del conservatorismo hegeliano, ma anche della prospettiva rivoluzionaria marxista. L’esigenza di storicizzare, tra l’altro, induce Galasso a un’affermazione tanto perentoria quanto inoppugnabile: «La cronologia storica confuta, del resto, largamente la tesi di Popper: l’epoca che ha visto l’apogeo del totalitarismo in Europa, l’ entre-deux-guerres, è proprio l’epoca di una violenta contestazione dello storicismo» (p.141).

3 commenti:

  1. Anonimo12:30

    È colpa di Croce

    TULLIO REGGE

    Ero studente al liceo scientifico Ferraris negli anni Cinquanta quando Benedetto Croce fu invitato a Torino per una conferenza al Carignano su Civiltà che sorgono, civiltà che decadono. Il suo prestigio era tale che il nostro insegnante di Lettere ci ordinò perentoriamente di andare a sentirlo. Fu l’unica occasione in cui ho potuto vedere il prestigioso maestro. Purtroppo ricordo poco o nulla della sua esibizione.

    Solo anni dopo mi resi conto del danno inflitto al nostro Paese dall’idealismo parolaio e dalla riforma Croce-Gentile. Per questi filosofi la scienza non era «sapere», era «ingegneria», parola detta in tono di disprezzo. La diagnosi di Veronesi è purtroppo esatta: l’idealismo ipocrita dipinto di politica ha generato il frutto bacato della mentalità antiscientifica che infligge danni irreparabili alla nostra cultura, all’economia e alla salute. Il Paese di Fermi non ha reattori nucleari ma importa energia nucleare a caro prezzo, prodotta da reattori che operano appena al di là dei confini. In Italia è vietato coltivare Ogm e si offrono in cambio costosi cibi «biologici» per nulla sicuri oppure si usano quei pesticidi storici che hanno ispirato Primavera silenziosa, Bibbia storica dell’ambientalismo. Gli Ogm hanno invaso il Terzo mondo. Conosco esperti italiani che sanno come sintetizzarli senza consultare o chiedere il permesso alle famigerate multinazionali ma possono solo farlo fuori dal nostro Paese. Consoliamoci: importiamo a caro prezzo Ogm da altri Paesi europei e senza controllo.

    L’ideologia antiscientifica prospera purtroppo anche in campo medico. Mi è stato riferito il caso di una signora afflitta da un tumore che, se operato a tempo, aveva una percentuale di guarigione altissima. Si è curata invece con l’acqua colorata degli omeopatici ed è deceduta dopo atroci sofferenze. Il caso non è unico. Dobbiamo batterci contro la campagna di disinformazione. La scienza è «sapere» e ci offre strumenti potenti che debbono essere usati per il bene di tutti. Non chiedo una condanna e neppure una assoluzione a priori, chiedo vigilanza e che la società sia informata, a tutti i livelli di quanto può accadere dall'uso di un ritrovato scientifico.

    [LA STAMPA 14/06/07]

    Talvolta il bullismo si insinua in ambienti insospettabili. Una volta è un giovane troglodita a prendersela con un suo compagno di scuola con l'epiteto "gay", un'altra è un vecchio scientista a infierire su Croce attraverso il topos della "mentalità antiscientifica" imposta dal filosofo al senso comune degli italiani. Lungi da me l'intenzione di suggerire al Regge il paziente esercizio assegnato dalla docente palermitana al suo alunno “deficiente”. Tuttavia, se ci fosse possibile, vorremmo domandare al Regge (e a chi da quarant'anni e più ripete la stessa lagna) che cosa c'entra Croce con il rifiuto delle centrali nucleari e degli Ogm. La miseria di simili attacchi è spiegabile solo la pura disperazione dell'ignoranza. Ma anche l'ignoranza dovrebbe porsi un limite. Incolpare Croce, Gentile e l'idealismo della morte di quella signora è veramente troppo. Tullio Regge dovrebbe sapere che fenomeni di rigetto delle "mentalità scientifica" sono diffusissimi nello stesso mondo anglosassone che dalla filosofia idealistica non fu quasi sfiorato (vedi, per esempio il "creazionismo").
    Da notare, però, come anche lo scientista più ottuso non possa fare a meno della storia o, direbbe forse Galasso, dell' "unità storicizzante della mente". Per spiegarsi il rifiuto della scienza medica da parte della signora suicida egli non ricorre a formule o teoremi ma è costretto a servirsi di una storia. Una storia mitologica, è vero, in cui il male è personificato da un filosofo ma che resta pur sempre una storia. Nient'altro che storia.

    francesco fiorillo

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  2. Devo dire che pur non volendo fare necessariamente una difesa d'ufficio della filosofia idealista italiana, le tesi di Tullio Regge non stanno né in cielo né in terra. L'idea poi dell'antiscientismo crociano è una vera scempiaggine. Evidentemente manca in chi la sostiene la lettura della "Logica" di Croce, ma in generale delle sue opere.
    Che poi le scienze nel Novecento si siano manifestate come "tecnica" e non come "scienza" in senso epistemico, non mi pare una conquista italiana, ma pensiero condiviso da buona parte della filosofia europea, il che naturalmente non implica un diniego del valore della scienza, come Regge sembra ritenere.

    Insomma, forse bisognerebbe leggere qualche libro in più. Se poi qualcuno ha un cattivo rapporto con i libri e con i ragionamenti, non possiamo farci granché.

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  3. Anonimo21:07

    Lo storicismo, sostiene Galasso, non è stato superato e continua a opera in profondità nelle stesse tendenze di pensiero che pretenderebbero dichiararne la morte. Lo storicismo non è morto perché esso è connaturato alla mente umana la quale non riesce ad appercepire la realtà se non nella dimensione trascendentale dell'accadimento, del successo. D'altra parte è compito dello storicismo contemporaneo prendere atto della crisi che esso vive a partire dagli anni che precedettero la I Guerra Mondiale, indagarne i motivi e gli svolgimenti, farne la storia. Solo così facendo esso può mostrare la propria vitalità e la propria superiorità nei confronti di coloro che lo trattano come un "cane morto". Ed ecco lo storicismo del Galasso vincere il fastidio e prendere in considerazione, oltre che la storiografia "senza storia", la sterminata produzione sociologica e antropologica di stampo anglosassone. "Se un certo orizzonte culturale si è dissolto- scrive Galasso a proposito dello storicismo del XIX secolo e dei primi decenni di quello successivo - vi sarà pure stata una ragione". Comprendere questa ragione, evitando ogni settarismo di "scuola", significa riaprire quell' orizzonte e rinnovarlo. Il progetto di Galasso ricorda quello dell' etnocentrismo critico e del nuovo umanesimo di De Martino (non a caso citato nella pagina conclusiva del saggio "Storia e Storicismo"). Allargare lo storicismo attraverso la comprensione dell'altro, dell'eterogeneo, al fine di incrementarne la razionalità, la forza di chiarificazione.
    Il riferimento a De Martino mi fa venire in mente una considerazione, spero non peregrina. Le cosiddette società occidentali sono spesso presentate come quelle del benessere, della vita "facile" e del piacere a portata di tutti. Eppure, sono convinto che la modernità ha reso il "mestiere di vivere" forse più tragico e doloroso di quello di altre epoche e civiltà. Lo straordinario sviluppo dell'economia e della sfera vitale che ha contraddistinto la storia del mondo nel Ventesimo Secolo non e stato ottenuto senza costi. La percezione di una storia che "corre" contro la volontà degli individui si è diffusa nei più vari strati sociali. L'eterna tentazione di "uscire dalla storia" si è fatta via via più acuta in relazione, anche, al venir meno dei momenti di "destorificazione" assicurati dalle pratiche religiose tradizionali. Paradossalmente, l'antistoricismo contemporaneo potrebbe essere una delle manifestazioni della vittoria della Storia contro le società tradizionali (non tanto lontane, temporalmente, da noi). Non è possibile leggere in questa chiave anche il cosiddetto integralismo (islamico e non)?
    franesco

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