venerdì

Bernard Williams e le ambizioni della filosofia


di Carlo Scognamiglio



La pubblicazione di una raccolta di diciassette saggi (di cui due inediti) in un volume significativamente intitolato Philosophy as a humanistic discipline (ed. by A.W. Moore, Princeton University Press, Princeton, 2006), é stato forse il modo migliore per ricordare un pensatore importante come Bernard Williams (scomparso il 10 giugno del 2003) . In tutti i saggi traspare quello che costituisce il vero ethos filosofico di questo pensatore, per molti versi lontano dalla mia impostazione, ma capace di un approccio seriamente critico non solo nei confronti dei problemi della filosofia morale, di cui si è ampiamente interessato e per i quali è maggiormente noto tra i lettori di filosofia, ma in un senso più generale Williams si distingue per la cautela e la serietà del proprio argomentare, mediante il quale tocca con argume tanti nervi scoperti della tradizione filosofica occidentale. Neanche nei confronti dell'ambiente culturale in cui si è formato (quello anglosassone, egemonizzato dalla filosofia di impostazione analitica) Williams si è mostrato ossequioso, rigettando l'utilitarismo etico.

Il saggio che dà il titolo al volume rappresenta un aspetto non secondario della riflessione di Williams, vòlta a comprendere cosa sia, o cosa possa pretendere di essere, la filosofia. Secondo Williams l'ambizione di rendersi analoga alle scienze, in qualsiasi modo ciò avvenga, rappresenta una tentazione pericolosa per la filosofia, la quale deve dismettere ogni pretesa di guardare al senso del mondo, perseguendone una visione assoluta o obbiettiva, ma può a buon diritto considerarsi unicamente «part of a more general attempt to make the best sense of our life, and so of our intellectual activities, in the situation in which we find ourselves». Non dobbiamo però cadere nell'errore interpretativo di considerare Williams un filosofo della funzione "terapeutica" della filosofia, né uno scettico; egli si presenta invece come un apologeta di un'idea della filosofia, fiancheggiata dalla storia nella sua enterprise, necessaria al rischiaramento delle cose umane; degli orizzonti di senso, si direbbe nella terminologia "continentale".

La questione naturalmente resta aperta, e si risolve in fondo nella difficoltà di risoluzione dell'enigmatica distinzione tra ciò che è umano e ciò che non lo è, tra spirito e natura. E' una distinzione difficile da rendere concettualmente chiara, e che probabilmente necessita ancora di attenzione filosofica.

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