mercoledì

Non siamo persone, siamo "vetrine"


Recensione a: V. Codeluppi, La vetrinizzazione sociale, Bollati Boringhieri, 2007


di Carlo Scognamiglio



Uno dei concetti forse più interessanti di questo libricino di Vanni Codeluppi, oltre che nel titolo, utile da assumere al fine di "narrare" i nostri tempi, concerne la penetrazione della logica della "vetrina" nella nostra esistenza ordinaria e individuale, quanto mai individuale. L'analisi sociologica di Codeluppi individua nell'età moderna, in particolare nel Settecento, questo processo, ma è innegabile che la vetrinizzazione della nostra esistenza trova negli ultimi vent'anni un'eccezionale vividezza. In cosa consiste questa dinamica? Se nelle epoche pre-moderne grandi fasce della popolazione non conoscevano la distinzione tra pubblico e privato, vivendo la quotidianeità in una gestione "palese" e che non consentiva la riservatezza, l'affermarsi della società borghese, con l'ideale della tutela della proprietà e l'incremento stesso della ricchezza, ha indotto gli individui, o fasce sempre più ampie di individui, a privatizzare la propria esistenza, all'individualismo ma anche alla frammentazione. Fin qui tutto molto noto, è la frantumazione della società a capitalismo avanzato, che, come Marx stesso scriveva in molti passaggi delle sue opere, sostituisce la relazione di dipendenza personale con quella di dipendenza reificata nel danaro.

Ma il passaggio individuato da Codeluppi aggiunge qualcosa: gli individui in questo processo hanno appreso a vetrinizzarsi, trasformando il proprio corpo, il proprio abbigliamento, i propri comportamenti, le proprie espressioni culturali (proprio come sto facendo io scrivendo su questo mio blog personale) in una "vetrina". Ciascuno di noi è un negozio, che si muove nel mondo sociale "addobbandosi" (anche metaforicamente, ma anche in senso stretto) come una vetrina. Osserva le altre vetrine e si aspetta di essere osservato. Vendere qualcosa di sé significa avere un riconoscimento: sessuale, economico, relazionale.

Anche la precarizzazione del lavoro, possiamo aggiungere, incentiva questo processo. Acquisiamo la logica dei piccoli produttori di noi stessi, e come micro-commercianti siamo in perpetua competizione col vicino. Su ogni aspetto dell'esistenza. Incontrare gli altri (le altre vetrine) significa scrutarle, decifrarle, misurarle, competere, magari anche imitarle. L'obiettivo è raggiungere un massimo di visibilità. In questo certamente la tecnologia aiuta.

Codeluppi non lo dice mai esplicitamente, però io leggo una vena di pessimismo nelle sue pagine (che avrei preferito fossero di più, insomma molti temi sfiorati potevano e dovevano essere approfonditi). Questa è la società in cui siamo, e dobbiamo cercare di conoscerne, nel bene e nel male, anche le perdite di "autenticità" dell'esistenza, come in qualche modo l'intuizione di Codeluppi ci induce a fare.

Nessun commento:

Posta un commento